‘A vucchella: la storia di un classico napoletano

Cosa succede quando due menti geniali e traboccanti di idee si mettono al lavoro su un progetto comune?
La risposta è contenuta nei pochi versi di una melodia che ha fatto la storia della canzone napoletana: ‘A vucchella.

Si’ comm’a nu sciurillo…
tu tiene na vucchella,
nu poco pucurillo,
appassuliatella.

Méh, dammillo, dammillo,
è comm’a na rusella…
dammillo nu vasillo,
dammillo, Cannetella!

Dammillo e pigliatillo
nu vaso… piccerillo
comm’a chesta vucchella
che pare na rusella…
nu poco pucurillo
appassuliatella…

Credereste mai che queste rime non siano state create da un napoletano ma… da un abruzzese? Ebbene sì: autore ne è il pescarese Gabriele D’Annunzio, che le ha composte seduto al tavolino del Gran Caffè Gambrinus proprio durante il suo periodo partenopeo.

Ma andiamo per gradi.

La storia

Anno 1892: Gabriele D’Annunzio si trovava da poco in città (il suo periodo napoletano durò dal 1891 al 1894) e lavorava presso la redazione de “Il Mattino“.

Il caso volle che si ritrovasse come collega un autore di canzoni napoletane, Ferdinando Russo, che lo sfidò proprio sulla sua capacità di comporre liriche in dialetto partenopeo: una scommessa sui generis, visto che veniva fatta con qualcuno che aveva origini tutt’altro che campane, ma che stuzzicò la creatività dell’artista che, infatti, si mise subito al lavoro.

La leggenda vuole che D’Annunzio compose questo sonetto in pochi minuti, seduto ai tavolini del Gambrinus per trarre ispirazione, come molti poeti ed intellettuali facevano a quei tempi, con una tazzina di caffè come “carburante”. La musica, però arrivò soltanto una decina di anni dopo: sembra che sia stato lo stesso poeta ad inviare le liriche al suo conterraneo Francesco Paolo Tosti per farla comporre, anche se altri riportano una seconda versione secondo la quale il testo sarebbe stato consegnato prima a Russo, che lo avrebbe conservato fino al 1904 per poi inviarlo a Tosti.

Ovunque risieda la verità, alla fine la canzone fu pubblicata dalla Ricordi di Milano e fu un successo, nonostante le sue origini non napoletane che lasciano ancora oggi sbalorditi.

Tantissimi grandi artisti si sono dilettati nell’interpretarla, ma sicuramente indimenticabili sono le versioni di Enrico Caruso, Luciano Pavarotti e Roberto Murolo (che potete ascoltare proprio nel link che vi abbiamo proposto) che hanno travalicato i confini della nostra nazione.

Un patrimonio inestimabile.