Prima della canzone classica napoletana: le villanelle

La canzone classica napoletana, come abbiamo visto, nasce ufficialmente nel 1839 con “Te voglio bene assaje“; ma il popolo napoletano è sempre stato particolarmente canterino e musicale.

Sorge spontaneo, quindi, chiedersi cosa si canticchiasse nei secoli precedenti alla nascita di questo genere che ha, poi, ispirato il mondo intero: inoltriamoci nelle curiosissime e frizzanti villanelle napoletane!

La canzone che si fa satira

Anche in questo caso, Napoli è stata pioniera: la villanella viene chiamata anche canzone villanesca ed è una forma di canzone profana che, dalla capitale partenopea, si è diffusa in tutta Italia nella prima metà del XVI secolo; è da qui, infatti, che si sarebbe originata, più tardi, la canzonetta e il madrigale.

I componimenti erano molto spontanei, rustici, soprattutto satirici e, proprio come accade con i portenti della comicità odierna, spesso finivano per diventare pretesto per fare parodie della musica del tempo: d’altro canto, il termine “villanèlla” sta ad indicare una “giovane ragazza di campagna”, insomma, una contadinella e, inizialmente, si riferiva proprio a danze o canzoni rustiche con protagonisti soprattutto dei pastori.

Verso la metà del secolo erano già diventate incredibilmente popolari.

La cosa curiosa è che le prime villanelle venivano eseguite a cappella, da 3 voci: primi compositori ne furono i napoletani Giovanni Domenico da Nola, Giovan Tomaso di Maio e il monticiano (ma didatta a Napoli) Giovanni Tommaso Cimello.

Nel 1536, il musicista ed editore De Colonia pubblicò ben 15 canzoni villanesche anonime, scritte quasi del tutto in napoletano, che vennero in seguito riprese e diffuse da Giovanni da Colonia, nel 1573; nel 1550, nel frattempo, era anche arrivato a Venezia il “Primo libro di canzoni villanesche alla napoletana“, che si portò dietro un successo tanto grande che ne seguirono 4 edizioni successive.

Da lì, questo frizzante modo di fare musica si diffuse in tutta Europa, non estinguendo la propria identità nemmeno dinanzi alla nascita musica classica napoletana (che si originò proprio lavorando su questa ispirazione), tanto che ci sono ancora oggi band che rivisitano, alla loro maniera, delle antiche villanelle napoletane (su tutte, la magnifica Nuova Compagnia di Canto Popolare).

Oggi

Napoli non ha mai dimenticato le sue radici più profonde, la potenza del suo folklore.

Ancora oggi, le più belle villanelle vengono riproposte a teatro, ad esempio attraverso la rivisitazione de “La Gatta Cenerentola” di Giambattista Basile ripresa dal regista e compositore Roberto De Simone (prima pubblicazione nel 1977).

D’altro canto, la canzone villanesca è perfetta per creare complicità con il pubblico perché, oltre che tremendamente orecchiabile, è divertente, irriverente, si può cantare a più voci e a cappella e risulta sempre un tripudio di suoni e di armonie, con un ritmo piacevolmente coinvolgente. Tra vicende amorose, parodie e sfottò, si rende da sempre irresistibile… persino nel super digitale mondo moderno!