Il libretto d’opera: cos’è e a cosa serve

Il libretto è il testo del melodramma, che solitamente è scritto in versi. Le sue origini risalgono al XVII secolo ad opera di alcuni librettisti.

In questo articolo cercheremo di capire meglio cosa si intende per libretto, qual è la sua storia e qual è la sua funzione principale.

Libretto: quando nasce?

Il libretto nasce nel XVII secolo, quando alcuni librettisti iniziano a scrivere dei testi in prosa da accompagnare all’opera musicale. Tra i primi letterati che nel corso del secolo portano alla ribalta il libretto vi sono soprattutto Ranieri de Calzabigi, Apostolo Zeno e Ottavio Rinuccini. Quest’ultimo è stato membro dell’Accademia fiorentina e a lui si devono i primi testi, come ad esempio Dafne, la prima composizione conosciuta, realizzata in musica da Jacopo Peri nel 1598. Rinuccini è anche autore dei testi dell’Euridice, l’opera musicata da Caccini e Pari, intorno al 1600.

Apostolo Zeno, nobile veneziano, compone il suo primo libretto nel 1695, intitolato Gl’Inganni felici. Il successo è tale che rende Zeno tra i librettisti più famosi della sua epoca. Ma tra gli autori più importanti di questo periodo c’è senza dubbio Pietro Metastasio, conosciuto anche con lo pseudonimo Pietro Trapassi. Considerato come il riformatore del Melodramma italiano, Trapassi già da bambino è solito recitare versi improvvisati. Il talento del giovane attira l’attenzione di grandi personalità dell’epoca, come il letterato e giurista Gian Vincenzo Gravina. Proprio lui cambia il cognome di Trapassi in Metastasio.
A soli 14 anni, il giovane compone la sua prima opera, Giustino, che viene pubblicata nel 1713. Nel 1721 invece compone la prima serenata musicale, Endimione, composta in occasione delle nozze tra il marchese Antonio Pignatelli e la sua patrona Anna Francesca Ravaschieri Pinelli di Sangro.

Probabilmente il librettista più conosciuto del XVIII secolo, Lorenzo Da Ponte nasce nel ghetto di Ceneda da una famiglia israelita. Sin da bambino dimostra una grande intelligenza e perspicacia. Entra nel seminario di Ceneda insieme a suo fratello Girolamo. Qui studia in maniera approfondita il latino e l’italiano e inizia a comporre i primi testi, facendo a gara con i suoi compagni. Dopo un soggiorno a Venezia nel 1773, Lorenzo viene chiamato a Dresda da Caterina Mazzolà come “poeta di corte”. È in questi anni che compone i suoi libretti più importanti, ovvero quelli scritti per le opere di Mozart: Le nozze di Figaro (1786), Don Giovanni (1787) e Così fan tutte (1790).
Tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 Lorenzo Da Ponte, stabilitosi a Londra, compone alcuni libretti per una compagnia italiana. In seguito si trasferisce a New York, dove apre una libreria e si dedica all’insegnamento della lingua e della letteratura italiana. Tra il 1829 e il 1827 pubblica le sue Memorie in 3 volumi.

Tra gli autori di libretti che si sono maggiormente distinti nel corso della storia del melodramma ci sono anche Eugene Scribe, autore per Bellini, Donizetti, Rossini e Verdi, gli scrittori Henri Meilhac, Ludovic Halévy e Antonio Ghislanzoni, autore della celebre Aida di Verdi.

A cosa serve il libretto?

Le funzioni del libretto sono tante, a partire da quella di fornire didascalie, note, prefazioni relative all’opera. L’autore del libretto è detto librettista e solitamente è uno scrittore o un poeta. La vicenda narrata al suo interno non è mai originale, ma deriva invece da altri testi preesistenti che il librettista rielabora a modo suo per adattarlo alla musica.

Generalmente, un libretto viene pubblicato in un libro separato, che viene fornito al pubblico in modo tale da saperne di più sull’opera. Inoltre vengono realizzati solitamente in diverse lingue.

Nella pubblicazione dei testi si è distinta negli anni la Casa Ricordi, che divenne monopolista dei libretti d’opera. Solo quando il mercato iniziò ad espandersi si assistette alla nascita di stampatori che provvidero alla stampa con prezzi più accessibili.

Nel corso degli anni il libretto ha subito numerose variazioni. Oggi, questo strumento è ritenuto meno importante rispetto alla musica, a differenza del passato in cui il testo ricopriva un ruolo fondamentale.