Il Melodramma: storia ed evoluzione

Il Melodramma è un genere di spettacolo in cui i protagonisti interpretano una vicenda attraverso il canto e il parlato melodico. 

Dall’Antica Grecia fino ad oggi, la storia di tale genere ha attraversato quasi tutte le epoche, subendo notevoli mutazioni nel corso del tempo. 

Le origini del Melodramma

Il genere teatrale melodrammatico risale all’Antica Grecia, quando ebbe inizio la diffusione delle prime opere teatrali in cui i protagonisti recitavano e cantavano. 

Dopo l’inizio del medioevo, in cui il Melodramma, a causa delle restrizioni imposte dalla chiesa, mutò in forme profane, il genere subì una rinascita durante il basso medioevo. A quest’epoca risalgono infatti le Sacre Rappresentazioni con il genere del Dramma Liturgico messe in scena con la formula del “Recitar Cantando”. 

La Camerata de’ Bardi  

Fonti storiche accreditate fanno risalire la nascita del Melodramma in forma moderna intorno al 1573 a opera di un gruppo di nobili artisti della Camerata Fiorentina, i quali si unirono con l’intenzione di resuscitare il Recitar Cantando in opposizione alla musica tradizionale polifonica. Tra i membri del gruppo vi era anche Vincenzo Galilei, padre del fisico e astronomo Galileo Galilei, nonché autore del testo “Dialoghi della musica antica et della moderna“.

Nel 1589 vennero eseguiti una serie di Intermedi scritti da alcuni membri del gruppo. Il successo fu tale che negli anni a venire il genere iniziò a diffondersi notevolmente, diventando, agli inizi del ‘600, una nuova forma di spettacolo teatrale. Contestualmente iniziarono ad essere costruiti numerosi teatri d’opera, come il teatro di Palazzo Barberini e il Teatro San Cassiano di Venezia. 

Tuttavia, solo nel 1673 il Melodramma si aprì al grande pubblico, quando al teatro di Venezia venne messo in scena l’Andromeda. In questo periodo d’oro del genere teatrale iniziarono a nascere anche i primi maestri, come il maestro della Repubblica di Venezia Claudio Monteverdi.

Nel ‘700 furono apportati notevoli cambiamenti al genere melodrammatico. La scuola Napoletana inventò l’opera buffa, un genere di opera comica, la cui prima rappresentazione fu “La Cilla” di Michelangelo Faggioli.

La riforma gluckiana del ‘700

La riforma gluckiana fu apportata dal musicista tedesco Gluck a seguito di un periodo di crisi dell’opera seria italiana, causata dalla stazionarietà del genere e dalla sua chiusura di fronte ai cambiamenti. 

La riforma va calata nel contesto storico illuminista. L’innovazione dei “riformisti” si basava sull’allontanamento dalle forme barocche del genere a favore di un nuovo rapporto tra aria e recitativo. Il recitativo venne sostituito con l’accompagnato e inoltre venne adottato un metodo per ridurre il contrasto tra il pezzo aperto e quello chiuso. Così come prevedeva la tragedia greca, anche il coro subì profonde trasformazioni, diventando un personaggio aggiunto.

Tuttavia furono necessari alcuni anni prima che si potessero vedere le conseguenze della riforma: solo nel 1762 venne rappresentata la prima opera con le caratteristiche della riforma, l’Orfeo ed Euridice.

Il melodramma nell’800 e nel ‘900

Nel XIX secolo il genere melodrammatico subì nuove trasformazioni: l’opera buffa lasciò il passo alla composizione di testi di romanzi di grandi scrittori che narravano non solo di grandi storie d’amore, ma anche di temi come la giustizia, la libertà e il patriottismo. In Italia tra i maggiori esponenti di questo filone c’erano Giuseppe Verdi, Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti. 

Aprendosi ad un pubblico composto da tutti i ceti sociali, l’opera in quest’epoca divenne molto più popolare. Verso la fine del secolo, con l’avvento del Verismo, le storie si indirizzarono verso i racconti di vita popolare. Tale corrente arrivò in Italia solo agli inizi del ‘900 con Francesco Cilea, Ruggero Leoncavallo e Giacomo Puccini.