La storia di Semiramide e l’opera rossiniana

Quando Rossini saluta Napoli e si dirige a Venezia, al Teatro La Fenice, cerca qualcosa di particolare da portare in scena.

Per questo motivo si rifà alla tragedia Semiramis di Voltaire.

Quest’ultima attinge tanto dalla drammaturgia shakespeariana e l’uomo decise perciò di utilizzarne il concetto per creare però qualcosa di nuovo, di incredibilmente peculiare.

Il risultato è un’opera nella quale i suoi classici virtuosismi e la sua incredibile vena comica vengono tenuti a bada per un fine maggiore: un soggetto assolutamente impegnativo.

Semiramide è infatti una bellezza molto imponente, dai lineamenti piuttosto marcati e da una forza vitale impareggiabile. Risulta un personaggio assolutamente studiato, machiavellico nei pensieri e nei fatti.
Regina vedova dell’Assiria, Semiramide deve designare il suo successore dopo l’avvenuta morte anche di suo figlio.
Molte vicissitudini si aprono, in una trama tanto intricata. Ma la verità lo è ancor più. Semiramide aveva in realtà cospirato col principe Assur, suo amante, per uccidere suo marito Nino, il re. E il figlio di quest’ultimo viene sottratto da Oroe alle grinfie di Assur per proteggerlo, portandolo dal fratello Fradate.
A questo punto la donna, che non vuole più Assur, decide di sposare Arsace, un giovane condottiero, per dare alla luce un erede al trono.
Ma da quel momento il mondo le si rivolta. Un fulmine scoppia e il fantasma del re fuoriesce.