Le due anime della Divina Callas

Ci sono nomi della musica italiana ed internazionale che emozionano al sol pronunciarli, e non solo per una questione di talento: i più giovani e moderni penseranno subito alla compianta Mia Martini, a cui venne affibbiata, senza alcun senso né ritegno, l’identità di donna “che portava jella”; ma anche la storia di Maria Callas si impernia sulle stesse, tragiche, tematiche, tant’è che si diceva che nella donna albergassero due identità diverse.

Due anime antitetiche

Quando si parla della Callas, la mente afferra quasi inconsciamente quell’aggettivo “Divina” che il tempo e gli estimatori della sua arte e della sua bellezza così particolare le hanno donato.

Una vera e propria leggenda della musica lirica, un’icona dove confluivano un’infinita passione per il canto ed un fascino d’altri tempi, lussurioso eppure casto, un unicum che traeva la sua forza proprio dall’identità stessa della “superstar”, come la chiameremmo oggi.

Ma, come accade spesso ai personaggi famosi molto tormentati, la vita lontano dai riflettori della Callas era molto diversa da quel che si potrebbe pensare: Maria, la donna, sognava l’amore vero, arrivava a trascurarsi, a rifugiarsi nel cibo e ad ingrassare, rischiando di compromettere la carriera e quella fisicità elegante e perfetta che noi abbiamo in mente in maniera così netta ancora oggi.

Ecco perché sulla sua vita sono stati scritti libri, inscenati film e, anche a decine di anni di distanza, si discute ancora su quale fosse la vera essenza di un personaggio così complicato e così selvaggiamente sensibile, come solo una donna artista, forse, può essere davvero (con le ovvie dovute eccezioni).

Maria Callas era nata come Anna Maria Cecilia Sophia Kalogeropulos (era di origine greca da parte di padre) a New York, nel 1923 (persino la sua data di nascita oscilla tra il 2, il 3 ed il 4 dicembre a causa – si pensa – di un lapsus della madre), ed è morta a Parigi nel 1977, a soli 54 anni.

Il mondo la ricorda per la sua voce particolare, per quel timbro unico, pieno di volume, di estensione e di agilità canora che fece riscoprire agli italiani il proprio patrimonio musicale della prima metà dell’Ottocento (“belcanto renaissance“): un successo artistico e mediatico planetario che le fece guadagnare, appunto, l’appellativo di Divina.

Un’identità, questa della artista di successo, dall’aspetto e dalle doti vocali impeccabili, che la donna Maria Callas quasi rifiutava, tormentata dalle sue insicurezze e da quelle debolezze che, invece, le rovinavano l’intimità della sua vita quotidiana: non c’era, infatti, alcun interesse all’apparire, al conformarsi ai trend glamour ed eleganti delle donne bon ton di quel tempo, né c’era quella voglia di diventare la femme fatale dell’opera lirica che, invece, sarebbe diventata per un pazzesco gioco del destino.

Maria Callas si potrebbe definire quasi una vittima del suo stesso successo, una personalità fragile che, al crescere della sua notorietà, si è sentita sempre più minacciata ed in pericolo, inquieta.

E, in fondo, il tempo le ha anche dato ragione.

Gli amori sono stati infinitamente tumultuosi, come quello dell’industriale Giovanni Battista Meneghini, sicuramente più interessato al lato economico della sua vita che smosso dalla passione, o quello dell’uomo più ricco del mondo, Aristotele Onassis, che però l’avrebbe abbandonata nel momento in cui Jackie Kennedy diventò vedova; e la lista potrebbe ancora continuare (e con nomi sempre importanti, come quello di Luchino Visconti o di Pier Paolo Pasolini, per il quale fu musa ma mai realmente amante e sentimento, probabilmente anche a causa delle inclinazioni sessuali dello scrittore).

Persino i fan cominciarono a trascurarla ai primi segnali di stanchezza nella sua voce: e, d’altro canto, restare ai vertici mondiali della lirica con una vita così costellata di dolori, di preoccupazioni e di “liste” da completare per restare sempre in forma e belle come “il mercato” vuole non è affare da poco. Sarà proprio lì che l’artista mormorerà: “Nessuno si preoccupa di come mi sento dentro“.

Tra il 1975 ed il 1976 altri dolori si unirono a quelli di una intera vita: morirono, infatti, in una orrenda e macabra successione, Onassis, Pasolini e Visconti creando un forte turbamento interiore nei sentimenti della povera Maria. C’è chi dice che fu anche per questo che, nel 1977, si spense anche lei, giovanissima, qualcuno dice suicida anche se c’è un referto medico che attesta un arresto cardiaco sopraggiunto a causa di un peggioramento delle sue già precarie condizioni fisiche. I dimagrimenti voluti dallo showbiz, una disfunzione ghiandolare risalente a quando era ragazza e la sua insonnia cronica, che cercava di tamponare con dei farmaci (dei sedativi-ipnotici) procurati in maniera illegale, possono sicuramente contribuire a far capire quale fosse la sua situazione di salute. Qualcuno ha parlato anche di una ipotetica patologia autoimmune: fatto sta che persino la morte della Callas ha lasciato un velo di malinconia, di romanticismo e di mistero intorno alla sua figura che, anche grazie a questi particolari fumosi, resterà eternamente un vero e proprio mito dei tempi moderni.