L’importanza della Scuola musicale napoletana

Nel corso dei secoli Napoli ha giocato un grosso ruolo nella scena musicale mondiale. Si è infatti resa persino inventrice di un nuovo metodo di insegnamento, di produzione e anche di esibizione. Il tutto grazie all’istituzione della sua Scuola musicale.

La scuola musicale napoletana

La Scuola musicale napoletana è anche detta Opera napoletana. Si tratta di una particolare scuola nata e sviluppata in Campania, precisamente a Napoli dal Diciottesimo secolo, la cui tradizione si è protratta fino agli inizi del Novecento.

L’importanza della scuola è data dallo sviluppo dell’opera in concomitanza con gli stili dei suoi maggiori esponenti. Tramite questi elementi si è infatti affermata in velocità non soltanto sulle scene italiane, ma anche su quelle europee.

I conservatori

L’Opera napoletana è così influente anche grazie a una istituzione propria del luogo, quella dei conservatori. Originariamente furono creati col fine di ricoverare minori orfani, abbandonati o poveri del napoletano, ma anche del resto del Regno. Proprio lì si iniziò anche a dare loro un’istruzione. Pian piano vennero espanse le materie sulle quali educare i ragazzi, fino a introdurre la musica. Composizione, canto, violino, clavicembalo, arpa, corno, tante erano le skill impartite. I risultati furono così positivi, per via di docenti di alto calibro, da garantire ai ragazzi una preparazione professionale in grado di donare loro una carriera nell’ambito musicale senza problema alcuno.

I febi armonici e i viceré

In origine le prime rappresentazioni avvennero per mano di compagnie di musicisti itineranti, i famosi Febi armonici. Questi ultimi, grazie alle sovvenzioni del viceré in carica iniziarono poi ad allestire delle opere al Teatro San Bartolomeo, fino ad allora utilizzato per commedie recitate. Quando fu inaugurato il Teatro San Carlo poi si passò anche lì. I reali spinsero molto lo sviluppo dell’Opera napoletana e, per farlo, chiamarono a corte i più affermati e talentuosi compositori italiani. Da Venezia arrivò grazie a loro Pietro Andrea Ziani del 1680.

Alessandro Scarlatti

Tre anni dopo Ziani, per lo stesso procedimento, da Roma giunse il palermitano di nascita Alessandro Scarlatti. Quest’ultimo risultò il più grande esponente del periodo. La sua enorme produzione spaziò tra dramma, commedia, pastorale, dramma sacro e tanto altro ancora. Fu anche un innovatore, tra i primi a utilizzare soluzioni quali la sinfonia d’apertura tripartita, l’aria col da capo e il concertato a fine atto. Il suo stile fu malinconico, complesso, difficile e particolareggiato. L’uomo divenne anche maestro della Cappella reale di Napoli.

Le innovazioni

L’Opera spaziò largamente, sperimentando in molteplici modi. Vennero distinti ampiamente i compiti tra parte vocale e accompagnamento orchestrale, col fine di mettere in rilievo le doti di entrambi. E ciò diede enorme lustro alla Scuola napoletana. Si esplorò qui l’opera comica o sentimentale, in dialetto napoletano e in tre atti. Anche tramite questa scoperta, si cominciarono a distinguere le rappresentazioni a seconda della loro caratteristica preponderante.