Tutte le canzoni classiche napoletane scritte al Gambrinus

Gli storici locali del Gran Caffè Gambrinus stanno accompagnando napoletani e turisti attraverso i secoli, sin dalla fondazione avvenuta nel lontano 1860.

A parte la chiusura che si rese necessaria durante la Seconda Guerra Mondiale, si può dire che questo punto della città sia ormai diventato un vero e proprio simbolo per Napoli ed i partenopei, essendo ancora oggi conosciuto in tutto il mondo e meta di un gran numero di visitatori in tutte le stagioni dell’anno.

Tempio della Belle Époque, è stato anche fondamentale polo attrattivo per letterati ed artisti di ogni epoca e fama, ispirandone, talvolta, persino le opere.

Ma quali sono le canzoni più famose scritte ai suoi tavolini?
Tante, sicuramente più di quelle che possiamo immaginare, ma la storia ci ha, fortunatamente, lasciato alcune tracce da seguire per almeno 4 di esse.

#1. Voce ‘e notte

Ci sono brani del repertorio della canzone napoletana che sono dei veri e propri evergreen: nonostante “l’età”, restano come impressi nelle coscienze di tutti e non c’è giovane o anziano che non ne ricordi almeno un verso o il ritornello.

Tra queste, sicuramente la struggente “Voce ‘e notte“, composta nel 1903 (ma pubblicata solo l’anno dopo), per i testi di Edoardo Nicolardi e le musiche di Ernesto De Curtis.

La canzone narra di un amore tormentato e venne scritta ai tavolini dello storico caffè con un riferimento autobiografico: Nicolardi, infatti, all’età di 25 anni, si era invaghito di Anna Rossi, una ragazza già promessa in sposa dai genitori ad un facoltoso – e settantacinquenne! – commerciante. La buona notizia è che fu proprio l’anzianità di questo primo marito a destinare i due alla felicità, una volta sopraggiunta la morte.

#2. Marechiare

C’è chi assicura che Salvatore Di Giacomo abbia “indovinato” la Fenestella di Marechiaro, descrivendola in questa canzone prima ancora di vederla, e chi, invece, ritiene che le cose siano andate all’opposto: ovunque sia la verità, fatto sta che “Marechiare” è una delle canzoni più conosciute di sempre e che tutti canticchiano amabilmente, magari durante le faccende di casa, senza nemmeno rendersene conto. Ormai è parte del DNA partenopeo.

La composizione risale al 1885 e vide protagonista ancora una volta il Gambrinus, in quanto a location, e Francesco Paolo Tosti per le musiche, che arrivarono successivamente.

#3. ‘A vucchella

Capolavoro redatto in lingua napoletana da un pescarese, il “Vate” Gabriele D’Annunzio, “‘A vucchella” nacque un po’ per caso, quando un collega giornalista dell’autore lo sfidò a comporre in dialetto partenopeo: il poeta, infatti, visse nel capoluogo campano dal 1891 al 1894 e lavorò, in quegli anni, alla redazione de “Il Mattino“.

Il successo conseguente del brano (poi musicato da Francesco Paolo Tosti, conterraneo di D’Annunzio) parla da sé!

#4. Dicitencello vuje

Chiudiamo, infine, con la più recente di tutte: “Dicitencello vuje” venne composta ad uno dei tavolini del caffè che dava su Piazza Plebiscito. Era il 1930 e, inizialmente, era solo una poesiola scritta da un innamorato ed impacciato Enzo Fusco durante un appuntamento fortuito con l’amico di sempre, Rodolfo Falvo.

Questi aveva già collezionato qualche bella esperienza nel mondo della canzone napoletana e ci mise poco più di un attimo per rendersi conto che quello “sfogo” su carta ispirato da una storia d’amore andata male – anzi, nemmeno mai cominciata a causa del carattere introverso dell’amico – poteva trasformarsi in un capolavoro.

Così lo musicò e lo condivise con il mondo, rendendolo quello che è oggi, da generazioni!

 

E voi, conoscete altre canzoni scritte al Gambrinus?